Il mulino

 
Interno del Mulino  

All'imbocco di via Glere a Bienno è ancora in funzione un antico mulino ad acqua, situato in uno stabile costruito nel 1400 e seriamente lesionato dall'alluvione del 1634, che devastò metà paese. Era proprietà della ricca famiglia Tempini (che possedeva la casa situata in piazza Roma); fu poi acquistato dal Comune e trasformato in museo.
Il funzionamento del mulino è molto simile a quello del maglio. L'acqua, che viene presa dal Vaso Re, si incanala nella gora e cadendo sulle pale della ruota idraulica la fa girare.
La ruota è collegata all'erbor il quale a sua volta aziona all'interno del mulino una ruota con denti di legno che si inseriscono in un gioco di ingranaggi in ferro collegati a loro volta con la macina (una pietra in granito che gira).
Per azionare questo meccanismo è sufficiente tirare o allentare una corda collegata a due paletti inchiodati perpendicolarmente che sostengono la parte finale della gora.
Si può in questo modo portare l'acqua alla ruota, mettendola in movimento, oppure spostarne il getto per fermarla.

 

 
Esterno del Mulino  

I tipi di cereali macinati generalmente sono tre: mais, frumento e grano, da cui si ricavano rispettivamente farina gialla, bianca e "nera" o saracena.
I chicchi da macinare vengono posti in un cassone a forma di tronco di pirarnide capovolta (tramoggia) ed escono dal basso in seguito alle vibrazioni prodotte da due pioli in legno che battono su una macina.
Le macine sono due sovrapposte e fasciate da corteccia di tiglio, perché questo tipo di legno, opportunamente bagnato, può assumere una forma circolare senza spaccarsi.
I chicchi penetrati tra l'una e l'altra vengono frantumati per effetto del movimento rotatorio della macina superiore mentre quella inferiore resta fissa e presenta delle scanalature a raggiera dalle quali il cereale ridotto in polvere passa.
Quest'ultimo entra in un piccolo condotto in legno e arriva in un grosso setaccio cilindrico (buratto) collegato con una catena all'erbor, che permette al primo di girare e quindi di fare uscire la farina.
Il buratto è percorso da pioli (bataröi) che favoriscono la caduta della farina nel contenitore di legno. Il buratto è dotato di due diversi tipi di rete che permettono di dividere la farina setacciata in due grane.
La crusca esce da un'estremità del buratto e viene raccolta in un contenitore posto oltre il setaccio.
Le scanalature delle macine devono ogni tanto essere ribattute
Un tempo si usavano mazzette speciali e bisognava chiamare lo scalpellino (ve ne sono ancora alcune appese all'intemo del mulino). Oggi si riformano molto più velocemente con l'uso del martello pneumatico.
Tutte le parti del mulino, alcune opportunamente ristrutturate, sono originali, anche il pavimento a ciottoli e la volta del soffitto.

Vedi articolo pubblicato su ITINERA

(Testi di Panteghini Benia)